Psicoterapia Cognitivo Comportamentale:
domande frequenti


A chi si rivolge la terapia cognitivo-comportamentale?

L’approccio cognitivo-comportamentale è utile nel trattamento di tutti i tipi di disturbi psicopatologici ma con particolare riferimento ai disturbi d’ansia e dell’umore.

Obiettivo principale è raggiungere un cambiamento in termini di emozioni, pensieri e comportamento portando il paziente ad imparare sia a riconoscere e modificare i propri pensieri disfunzionali (causa del malessere psicologico stesso) che a riconoscere i meccanismi di rinforzo che mantengono attivi i comportamenti inadeguati per cercare di ridurli e successivamente eliminarli.

Si tratta di un lavoro sinergico sul piano sia cognitivo che comportamentale dove il paziente ha un ruolo attivo nel contribuire alla risoluzione del disagio riportato da egli stesso in fase iniziale della terapia.

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Quali sono le caratteristiche della terapia cognitivo-comportamentale (TCC)?

La terapia cognitivo-comportamentale si basa su tecniche scientificamente accreditate (Pavlov, 1974, Skinner, 1971, Watson, 1920). Fonda infatti la sua pratica su basi empiriche ed è sottoposta a ricerche scientifiche rigorose i cui dati, ottenuti sperimentalmente, ne hanno confermato l’efficacia a lungo termine (Dobson, 1989; Robinson et al., 1990; Svartberg, Stiles, 1991)

La terapia cognitivo-comportamentale presenta caratteristiche specifiche quali:

  1. Concretezza: Una volta effettuata la valutazione del caso, si fa riferimento alla prima esigenza del paziente in ordine di importanza (ossia alla definizione del problema che ha riportato), basandosi sui sintomi.
  2. Centrata sul “Qui ed Ora”: Il focus del trattamento è costantemente sul presente anche se ciò non toglie, in fase di assessment, la valutazione sia della storia del paziente che della storia del problema o disturbo.
  3. Orientata allo scopo: Dopo aver effettuato la valutazione del caso, è previsto un piano di trattamento individualizzato caratterizzato da obiettivi concreti da raggiungere. Paziente e terapeuta monitorano costantemente l’andamento della terapia anche grazie al supporto di alcuni test/ questionari somministrati all’inizio, metà e fine trattamento.
  4. Ruolo attivo del paziente e collaborazione con il terapeuta: Il terapeuta è visto come un consulente che orienta ed aiuta il paziente in un percorso in cui gli vengono insegnate strategie e tecniche pratiche di gestione dei sintomi. Il paziente ha il compito di collaborare e mettere in pratica tali insegnamenti. Al termine di ogni seduta vengono assegnati dei “compiti” a casa da svolgere entro l’incontro successivo (che di norma si verifica la settimana seguente) al fine di apprendere specifiche tecniche terapeutiche. Il terapeuta rifiuta ogni eventuale delega da parte del paziente.

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Come si svolgono le sedute?

Gli incontri hanno tutti una durata di 60 minuti. La prima seduta è un colloquio conoscitivo in base al quale il terapeuta valuta se il problema riportato dal paziente è di tipo psicologico e, dopo aver raccolto informazioni specifiche, lo indirizza alle sedute successive che saranno o di counseling (vedi sotto) o di psicoterapia.

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Che cos’è il counseling?

Il counseling è un insieme di azioni che hanno come obiettivo quello di orientare e sostenere la persona sviluppando le proprie potenzialità attraverso processi di natura cognitiva, promuovendo atteggiamenti attivi e stimolando le capacità di scelta utili per la risoluzione di un problema.

Si occupa di problemi non specifici (prendere decisioni, miglioramento delle relazioni interpersonali) e contestualmente circoscritti (famiglia, lavoro, scuola).
Quando il paziente fatica a generare soluzioni e a metterle in pratica allora si opta per la psicoterapia.
Spesso al counseling viene applicato il problem solving (vedi sotto).

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Che cos’è il problem solving?

Il Problem Solving è un’attività che, come dice la parola stessa, viene applicata alla soluzione dei problemi in vari campi. Si applica in tutte le aree in cui ci si trova a dover risolvere problemi di qualsiasi genere come ad esempio la gestione di situazioni difficili, problemi di comunicazione, problemi nella presa di decisioni ecc.

Le fasi del Problem Solving:

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Come prosegue il percorso dopo la prima seduta?

Successivamente al primo colloquio segue la fase di Assessment (se si è valutato che le sedute seguenti saranno di psicoterapia).

Per assessment si intende l’insieme di tutte le operazioni messe in atto dal terapeuta per poter valutare il disagio psicologico e l’intervento stesso.
Dura più sedute e permette di indagare le varie aree di abilità- disabilità del paziente in riferimento alla sfera dell’autoregolazione, dell’autocontrollo, della socialità e della capacità di autogestirsi.
Permette di risalire ai fattori predisponenti ed ai fattori scatenanti il disagio psicologico (grazie anche ad informazioni ricavate dalla storia di vita del paziente stesso) nonchè ai fattori di mantenimento dei comportamenti problema grazie alla tecnica dell’Analisi Funzionale.

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Come si organizza il programma d’intervento?
L’insieme dell’assessment generalizzato e di quello focalizzato porta alla formulazione di un modello eziologico. Tale modello esplica i fattori sopra citati (predisponenti, scatenanti e di mantenimento) e permette di organizzare un programma d’intervento individualizzato attraverso la formulazione di obiettivi a breve termine, medio termine e lungo termine condivisi con il paziente stesso.
Segue l’attuazione pratica del piano di intervento individualizzato con eventuale assegnazione dei compiti a casa da parte del terapeuta.
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